Il missionario padre Bossi rapito di serie C per il Governo

Le istituzioni si mobilitano in certi casi sì e in altri no. Il riscatto non vale per tutti

Ricordate il chiasso che si fece da noi quando Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica in Afghanistan, fu rapito dai tagliagole talebani. I soldati inglesi erano pronti a fare un blitz armato per risolvere alla svelta l’angoscioso problema. Furono stoppati dal Governo italiano, che preferì pagare il riscatto, temendo che qualcosa potesse andare per il verso sbagliato. Stesso atteggiamento per portare a casa Giuliana Sgrena, idem per le due Simone. Non bastò. Si riempirono le piazze, si chiesero interventi costino quel che costino, si mobilitarono ambasciate, consolati e le intelligence più attrezzate e smaliziate. Cosa non si scrisse sulla carta stampata, paginate e paginate ogni giorno, commenti a go-go anche su una notizia smentita il giorno dopo. Tutto bene, anzi benissimo. Per una vita da salvare questo ed altro, perché la vita non è né di destra né di sinistra, la vita è sacra, è un diritto inviolabile che viene prima dello Stato, assai prima.’brParliamo di padre Giancarlo Bossi, missionario nelle Filippine, rapito giorni addietro dai soliti tagliagole islamici. Che fa il nostro Governo? Ce lo manda a dire tramite un dispaccio di agenzia francese, nel quale si comunica alle autorità filippine che Roma non ha intenzione alcuna di pagare un riscatto, preferendo un blitz delle truppe filippine: con tutti i rischi che un intervento del genere comporta. Comunica, cioè, l’esatto contrario di ciò che il nostro Governo ha fatto per Daniele Mastrogiacomo, per Giuliana Sgrena e per le due Simone. Come a dire: rapiti di serie A quest’ultimi; rapiti di serie B i tecnici sequestrati nel Niger; e rapiti di serie C i poveri missionari delle Filippine. Poveri sì, ma ricchi dentro: ricchi per la serenità nel vivere, per la generosità nel donare e donarsi, per la fede ultraterrena con cui guariscono le miserie della giornata terrena. Povero, invece, il nostro Governo. E non soltanto perché indebitatissimo, o perché alle prese con un’impossibile quadratura del cerchio, o per la difficoltà a mediare l’impossibile: due concezioni contrapposte su come fare l’interesse dei più, su come rilanciare un’economia anemica e fiscalmente tartassata, sul ruolo del sindacato che ha potere di veto ancorché non si sia mai calato nella piscina del consenso popolare, infine sulle lobby finanziarie che sotto traccia amano assai più il soldo non sudato che l’azienda da rendere competitiva, o la sfida meritocratica che dà senso di vita, di vitalità produttiva voglio dire. Ma povero, il nostro Governo, anche in politica estera. Non si rende del tutto conto che la natura dello scontro fra islam e cristianità sta nel modo diversissimo di fare proselitismo religioso. Il jihad è sentito e vissuto come ‘guerra santa’, che è un modo di fare adepti attraverso la violenza delle armi, la conquista di nuovi territori, la teocrazia come potere dispotico e piramidale. La cristianità, invece, affida l’evangelizzazione alla predicazione dell’amore, al traguardo della pace fra gli uomini, alla tolleranza per il ‘diverso’, all’aiuto del debole, al perdono del peccatore. Siamo agli antipodi, come si vede. Meraviglia assai che questo Governo, declassando in serie C il rapito padre Giancarlo Bossi, non se ne sia reso conto.

AUTORE: Gianni Pasquarelli