I settimanali cattolici di fronte alla sfida della globalizzazione

Anche "La Voce" al 'master' di formazione a Siracusa

Dal 4 al 7 ottobre a Siracusa si è tenuto un convegno organizzato dalla Federazione settimanali cattolici d’Italia (Fisc) sul tema della globalizzazione. Il punto centrale della questione è la coniugazione della dimensione locale tipica dei settimanali cattolici legati e radicati nel territorio di cui sono espressione con la dimensione sempre più ampia e coinvolgente della mondializzazione o globalizzazione. Vi hanno partecipato i direttori dei settimanali e giornalisti provenienti da undici regioni d’Italia. A parte la perfetta organizzazione del convegno e il caldo clima di ospitalità predisposto da mons. Alfio Inserra, direttore del settimanale diocesano di Siracusa, il convegno ha avuto il respiro della novità di prospettiva tanto più convincente perché svolto nel periodo tragico della risposta americana all’attacco terroristico delle Torri gemelle di New York e del Pentagono di Washington. Non è possibile raccontare le fasi del complesso svolgimento dei lavori, che hanno preso il via dopo una solenne inaugurazione a cui hanno partecipato le autorità locali ei cittadini su “Siracusa e la Sicilia di fronte alle sfide della mondializzazione. Il ruolo dei media”. Le relazioni introduttive di Duilio Corgnali e Francesco Bonini e l’introduzione ai gruppi di studio di Elio Bromuri hanno offerto la piattaforma dei problemi che si trovano davanti i settimanali cattolici, definiti “giornali della gente, giornali della Chiesa “ora si devono ridefinire anche come “giornali aperti al mondo”. Non che prima non lo fossero, ma in questo nuovo millennio, lo sono assecondando anche l’invito di Giovanni Paolo II ad avventurarsi in alto mare: duc in altum. Questa apertura tuttavia non può snaturare l’identità territoriale dei più di centoquaranta settimanali, ognuno dei quali è indissolubilmente legato ad un determinato territorio con la sua storia, le sue tradizioni, i suoi umori. Come mettere insieme questa doppia esigenza è la sfida che essi corrono per avere un futuro. Si è considerato anche che l’apertura alla dimensione regionale, nazionale, europea e universale comporta l’incontro – scontro con la molteplicità delle posizioni etiche, religiose e culturali in un mondo non solo pluralistico ma frammentato. Il settimanale oltre ad informare può svolgere un compito di orientamento per evitare la dispersione e offrire “motivi per continuare a credere e a sperare”, come è stato detto. Sono stati trattati e ampiamente dibattuti anche temi che riguardano più propriamente la professione giornalistica: il rapporto tra redattori e editori, con le istituzioni e la società civile ed ecclesiale, l’apporto del volontariato e l’ esigenza di professionalità con ciò che comporta a livello economico, ed inoltre esercitazioni sui vari linguaggi della comunicazione sociale. Decisivo è stato l’apporto di esperti come Giorgio Zucchelli, Gilberto Donnini, Roberto Massimo, Walter Matten, Alberto Comazzi, Guido Gola, Paolo Di Benedetto. I lavori si sono svolti nella Casa del pellegrino accanto al Santuario della Madonna delle lacrime la cui presenza invisibile e discreta è stata fonte di consolazione per tutti i convegnisti. Al convegno vi hanno partecipato anche alcuni collaboratori de La Voce.

AUTORE: E.B.